Elba 2011

 Elba2011 - Giorni 1-3

Giorno 1 - Marina di Carrara-Livorno (31 nm)

Dopo una settimana di continui rimandi, finalmente avviso il Club della mia partenza e mollo le cime. Esco dal porto e mi porto a motore a circa mezzo miglio, poi alzo le vele. Ma il vento è latitante. Aspetto con pazienza. Dopo un po' si alza una leggera brezza. Mi porto al largo per allontanarmi dalla costa prima di puntare verso sud. In quel pezzo di mare ci sono molti pescatori. In particolare una barca viaggia in rotta parallela alla mia, a dritta, ma in senso opposto. A un certo punto incomincia a deviare verso la mia rotta, punto un po' più a sinistra per allontanarmi dalla sua nuova rotta, ma inutile, continua a virare e ad aumentare l'angolo di virata. Accentuo il mio tentativo di allontanarmi ma inutilmente, sono molto più lento. Urlo disperatamente per svegliare il distratto timoniere ma anche questo inutilmente. Allora viro decisamente a sinistra, quasi 180°, per prendere il colpo di striscio e non di fianco netto. Al sentire il botto il pescatore distratto alza la testa sbigottito: il danno è fatto. Esamino malamente la zona dell'impatto perché poco visibile dall'alto, ma non sembrano esserci danni strutturali maggiori nonostante il gran botto. Un po' di bianco lasciato dalla fiancata dell'altra barca. Chiedo tutti i dati e mi rifiuto di rientrare in porto dopo aver rimandato la partenza per una settimana. Proseguo e dirigo verso sud per 180°.

La brezza migliora man mano che procedo e così la mia velocità (prima 2-3 nodi, poi 3-4 nodi e infine 4-5 e anche 5.5) e tutto lascia pensare che farò un buon passaggio. Anziché fare sosta a Viareggio come l'anno precedente dirigo direttamente verso Livorno con vento al giardinetto. Passo tra le secche della Meloria e la costa verso sera con il vento in calo. A 2 miglia attacco il motore. Mentre dirigo verso il porto chiamo lo Yacht Club per chiedere un ormeggio. Arrivo alla bocca nord del porto dove bisogna entrare passando al centro per evitare l'insabbiamento a destra.
Ma non sono abbastanza al centro e il bulbo tocca e non su sabbia ma apparentemente sassi. Rimango bloccato con lo scafo inclinato e fermo, anzi dando qualche colpo su quei sassi. Panico! Meno male che avevo già preparato le cime di ormeggio. Passa un motoscafo e gli chiedo velocemente un traino. Risponde subito positivamente, gli lancio la cima di prua e mi tira facilmente fuori da quella situazione imbarazzante. Lo ringrazio sentitamente e lo saluto mentre si allontana. Solidarietà tra marinai. Secondo incidente della giornata, adesso basta, eh? Speriamo ancora nella robustezza della costruzione. Raggiungo i pontili e ormeggio alle 19.45, appena in tempo per fissare le cime e fare una doccia (dovevano chiudere alle 20, ma si tratterranno ancora più di mezz'ora per aspettare 2 trenta piedi in arrivo). Relax, cena e controllo della posta, senza andare in città.

Giorno 2 – Livorno-Portoferraio (45 nm)

Partenza prima delle 9, esco dalla bocca centrale, dovendo virare per lasciare il passo a un cargo che mi suona la sirena e mi fa deviare verso nord. Passa e ritorno sulla mia rotta verso sud, per 180°, diretto a Portoferraio. Anche oggi buona veleggiata con la stessa variazione di ieri, da 2-3 iniziali a più di 5 nodi, per scemare verso Portoferraio. La giornata passa senza novità, navigo al largo con poche barche vicino alla mia rotta, faccio turni che alternano una breve guardia per controllare l'orizzonte a 360° poi 10-15 min di riposo e/o lettura in cuccetta sottocoperta (con un timer da cucina per scandire i ritmi). Questa è la vita del navigatore, un buon vento e la barca che va da sola, senza altre barche nelle vicinanze a rompere le scatole e creare preoccupazioni. Passo al largo delle secche di Vada. Arrivo all'Elba verso le 20.

Passo lo Scoglietto ed entro nell'ampio golfo.

Trovo un punto per buttare l'ancora in 5m in mezzo a tante altre barche.

Cena, controllo della posta e a nanna. Notte tranquilla.

 Giorno 3 – Portoferraio-Fetovaia (20 nm)

Inizio la circumnavigazione dell'Elba in senso antiorario. Esco dal golfo, passo tra lo Scoglietto e la Punta del Torrione,

passo a nord della apposita meda cardinale che segnala la presenza di scogli, raggiungo l'Enfola, dove inizia l'ampio golfo di Procchio.

Il vento è incostante e alterno tra vela e motore, sarà purtroppo così per tutta la circumnavigazione dell'isola. Il vento è più marcato dove ci sono delle baie o insenature che sembrano incanalare l'aria, più scarso lungo le coste rocciose.

Supero Marciana Marina, resisto la tentazione di entrare in porto (vecchi ricordi), troppo breve il percorso fatto, proseguo verso il versante occidentale dell'isola, oltre il faro di Punta Polveraia.

Scendo lungo questa costa poco accessibile da terra fino a raggiungere la parte sud dopo aver superato Pomonte.

Verso sera raggiungo la bella baia di Barbatoia, dopo la punta di Fetovaia, dove passerò la notte, ancorato in 10m d'acqua con tante altre barche.

Un bel bagno nelle acque limpide e invitanti, approfitto per dare un'occhiata al bulbo. Il codolo del siluro si è un po' piegato nell'incidente di Livorno, ma può aspettare la riparazione. Un veloce risciacquo, cena e relax.
 

Elba 2011 - Giorni 4-6

 Giorno 4 - Fetovaia-Golfo Stella (13 nm)

Sono le 8, mi preparo per partire ma una necessità urgente non rimandabile mi assale. Speravo di portarmi al largo prima di rispondere alle mie necessità ma non è possibile. Non c'è nessuno in vista, tutti dormono ancora. Cedo mal volentieri al richiamo del mio corpo, pompo l'acqua e vado velocemente a poppa a vedere il risultato. Mi vergogno, una scia si allontana lentamente dalla barca. Ma....un attimo.....quel mare poco prima privo di ogni forma ittica (neanche con la maschera il giorno precedente avevo visto la benché minima traccia di pesci), si popola di una moltitudine di famelici individui argentei che fa man bassa dei miei scarti. In pochi minuti l'acqua è di nuovo pulita e io tiro un sospiro di sollievo. Mi viene il dubbio che questa non sia la prima volta per quei pesci, anzi devono aver sviluppato una specie di riflesso Pavloviano, appena sentono il rumore di una pompa si precipitano a banchettare!! Sarà meglio ricordarlo in futuro, quando mi attrezzerò per la pesca come già fanno altri. Mai pescare in una baia affollata per non prendere pesci cloaca!!!
Alzo l'ancora e dirigo verso il largo. Alterno vela e motore, supero il Capo di Poro ed entro nel golfo di Marina di Campo per fare benzina. Nella baia c'è buon vento, sia in entrata che in uscita. Appena fuori dal porticciolo c'è ancorata una barca che sembra la nave dei pirati.

Esco dall'insenatura e vado di nuovo al largo, a est verso capo Stella. Vado solo con il fiocco. Davanti a me ci sono due barche di lunghezza superiore alla mia, una 9-10m con randa e fiocco e una 12-13m con solo fiocco. Il vento è scarso ma presto lascio la barca di 9-10m lontana a poppa (che però era più vicina alla costa e probabilmente con meno vento), mentre lentamente raggiungo la barca (tedesca) da 12-13m e mi metto alla pari, poi questa vira un po' a dritta (non l'avrà fatto apposta per evitare il sorpasso, eh?) e i confronti non sono più possibili. Beh, non ci possiamo lamentare, la classe si vede.....
Raggiungo il fondo dell'ampio golfo Stella e ancoro in 10 m d'acqua. Bagnetto (sarà pulita come sembra?), risciacquo e cena. 3a notte all'ancora. Nella zona la ricezione dei segnali è scarsa e non posso collegarmi a internet.

Giorno 5 - Golfo Stella-Porto Azzurro (12 nm)

Dopo un'alba infuocata, decido di proseguire la circumnavigazione.

Alzo l'ancora e dirigo verso le isole Gemini che lascio a sinistra

e vado a est per aggirare il monte Calamita, zona visibile solo dal mare perché sulla terra non ci sono strade. Passo capo Calamita

e punta dei Ripalti, dove allontanandomi dalla costa trovo buon vento. Ma tornando verso l'isola per andare a nord, cala quasi a zero. Molto lentamente raggiungo a motore il golfo di Porto Azzurro

e vado ad ancorare in Cala di Mola, dove passerò la 4a notte all'ancora.

Giorno 6 - Porto Azzurro-Cavo (9 nm)

Pigramente riprendo la navigazione, da questo punto sento che il giro sta per finire e inizia il ritorno a casa (ossia Marina di Carrara). Risalgo la costa ovest a motore contro un vento da nord e lentamente arrivo allo stretto tra l'isola Palmaiola e l'Elba.

Isola Palmaiola

Telefono ai 2 gestori degli ormeggi di Cavo ma mi dicono picche, niente ormeggi in porto. Aggirato Capo Pero verso nordovest il vento mi consente di aprire il fiocco e con 2 bei bordi raggiungo facilmente la rada di Cavo. Ancoro in 5m d'acqua non lontano dalla costa perché domani vorrei andare a terra a fare provviste, a nuoto!

Mi collego a internet a guardo le cartine dei venti. Scopro che per dopodomani ci sarà un bel vento da sud! Evviva, è quello che ci vuole per volare verso casa. Decido allora di rimanere un giorno in rada a riposare e attendere il cambio di vento.
Verso sera arriva la “barca dei pirati” che avevo visto a Marina di Campo ed è un bello spettacolo.

5a notte all'ancora.

 

Elba 2011 - Giorni 7-9

 

Giorno 7 – Cavo-Portoferraio (7 nm)

Anche oggi alba molto colorata

Con calma faccio colazione poi mi preparo per andare a terra,

Riempio una sacca stagna con abiti, ciabatte, spazzatura da scaricare e soldi e prendo le pinne. E' in quel momento che vedo 2 ragazzi di una barca charter accanto alla mia, che stanno andando a terra con il tender. Approfitto e chiedo loro un passaggio, che gentilmente mi concedono. Arrivato in porto ringrazio, scendo sul pontile e mi vesto, scarico la spazzatura e, pinne sottobraccio, vado alla ricerca di un supermarket. Finalmente pane fresco, pomodori e frutta fresca, una bistecca e un giornale. Metto tutto nella sacca stagna.
Tento di prendere un po' di contanti ma il bancomat è guasto. Quello più vicino è a Rio nell'Elba. Torno in barca quasi senza soldi.
Mi porto all'estremo della spiaggia, il punto più vicino alla barca, e mi preparo al passaggio a nuoto. Una signora sulla spiaggia mi chiede una pinna per “pescare” una medusa. “E' pieno di meduse” mi dice. Ohibò, cosa faccio? Non ho nemmeno la maschera per poterle individuare ed evitarle. In quel momento arriva suo marito su un gommone, era andato a pesca. Approfitto e gli chiedo un passaggio, con le meduse come valida scusa. Gentilmente mi asseconda e mi porta in barca. Meglio non poteva andare. Ringrazio anche lui sentitamente.
Nel pomeriggio arriva un vento da sud-est che rende scomodo e pericoloso l'ormeggio, sembra che l'ancora stia arando e la costa rocciosa pare più vicina. Il portolano in effetti dava il fondo della rada di Cavo come “cattivo tenitore” ed ero rimasto quasi solo, mentre tutti (come vedrò in uscita) si erano spostati in una piccola rada sottovento appena fuori a sinistra.
Rinuncio a fare il pieno a Cavo, alzo velocemente l'ancora e dirigo al largo oltre l'isola dei Topi. Un po' a vela e molto a motore mi porto nella baia di Portoferraio, faccio il pieno nel distributore a fianco dell'ingresso alla darsena

e mi porto dove avevo ancorato alcuni giorni prima. Notte tranquilla, 6a e ultima all'ancora.

Giorno 8 – Portoferraio-Livorno (45nm)

Alle 7,30 levo l'ancora per uscire dall'insenatura. Appena allontanato dalla costa protettrice, ma ancora all'interno della baia, il vento da sud si fa sentire. Alzo la randa e libero il fiocco ma la barca è difficile da controllare. Sventare la randa, dare prima una mano di terzaroli e poi due non migliora il comportamento. Abbasso la randa e mi lascio tirare dal fiocco, addirittura parzialmente rollato per limitare noiose straorzate. Questo assetto mi porterà fino a Livorno, spesso con velocità anche superiori ai 5 nodi, addirittura 6 per brevi tratti.
Un momento di eccitazione quando il fedele Raymar (il timone automatico) si sgancia dal timone e rischia di finire in acqua mentre la barca impazzisce. Riprendo il controllo e lego sia il corpo di Raymar al passamano che l'asta di controllo al timone della barca. Questo era indubbiamente un preavviso, non colto, di ciò che avverrà il giorno dopo.

Senza altre novità, sempre girando al largo delle secche di Vada e con turni di riposo di 10-15 min, arrivo a Livorno alla sera. Alle 19.45, 2 nm prima del porto, chiamo lo Yacht Club per un ormeggio. Mi dicono che sono al completo ma quando faccio presente che ero già passato da loro all'andata, mi dicono che un buco me lo troveranno. Alle 20.15 arrivo fiducioso al porto Mediceo e cerco un addetto che mi indichi dove andare, ma non c'è più nessuno! Vado avanti e indietro fissando i pontili ma niente, proprio tutto deserto. Disperazione, dove vado? C'è il distributore di carburanti, guardo e vedo che c'è già un'altra barca ormeggiata. Mi avvicino e mi dicono che sono nelle stesse condizioni. Chiedo di accostarmi a loro, cosa che accettano volentieri. Altra notte senza scendere a terra, mentre i vicini vanno in tender a remi a fare un giro per i canali di Livorno prima di cenare.
Io ceno e controllo il meteo: per domani un sudovest sostenuto: benissimo, proprio quello che ci vuole (per me, non per i vicini che vanno a sud, con tappa a Rosignano!).

Giorno 9 - Livorno-Marina di Carrara (31 nm)

Alle 7 siamo sloggiati dal gestore del distributore. No problem, ero già pronto con colazione fatta. Mi sgancio dal vicino e parto, diretto all'uscita nord. Mantengo bene la destra, vado un po' verso il largo ma non troppo per evitare le secche,, provo di nuovo con randa e fiocco ma ritorno al solo fiocco come ieri, raggiungendo quasi sempre i 5+ nodi. Direzione 350-0°. Passo la meda cardinale est dopodiché non ci sono altri pericoli fissi e man mano che ci si allontana dalla costa il traffico barche diviene più scarso e la navigazione più rilassante.

Senza variazioni, la corsa prosegue con frequenti orzate per le folate di vento che fanno lavorare extra il timone automatico, fino a circa 1/3 del percorso quando il puntale in plastica di Raymar che aggancia la barra del timone cede per l'eccessivo forzo e non è più possibile utilizzare il mezzo meccanico. Da quel momento solo obbligato a timonare a mano per il resto del viaggio, cosa non molto riposante. Dopo molte fatiche arrivo finalmente in vista della costa apuana e il vento si attenua. Ciò rende la barca più docile e mi permette di aiutarmi con un'asta blocca-timone (timone “automatico” n.2) che allevia lo sforzo e richiede solo frequenti ma lievi correzioni.

Alle 16.30 entro in porto a Marina di Carrara e ormeggio nel mio solito posto. Rassetto e lavo la barca, fine dell'avventura. Ora relax, lasciamo che l'adrenalina torni al suo livello abituale e ....... iniziamo la programmazione della prossima avventura.

Percorso totale: 213 nm