Elba 2011 - Giorni 7-9

 

Giorno 7 – Cavo-Portoferraio (7 nm)

Anche oggi alba molto colorata

Con calma faccio colazione poi mi preparo per andare a terra,

Riempio una sacca stagna con abiti, ciabatte, spazzatura da scaricare e soldi e prendo le pinne. E' in quel momento che vedo 2 ragazzi di una barca charter accanto alla mia, che stanno andando a terra con il tender. Approfitto e chiedo loro un passaggio, che gentilmente mi concedono. Arrivato in porto ringrazio, scendo sul pontile e mi vesto, scarico la spazzatura e, pinne sottobraccio, vado alla ricerca di un supermarket. Finalmente pane fresco, pomodori e frutta fresca, una bistecca e un giornale. Metto tutto nella sacca stagna.
Tento di prendere un po' di contanti ma il bancomat è guasto. Quello più vicino è a Rio nell'Elba. Torno in barca quasi senza soldi.
Mi porto all'estremo della spiaggia, il punto più vicino alla barca, e mi preparo al passaggio a nuoto. Una signora sulla spiaggia mi chiede una pinna per “pescare” una medusa. “E' pieno di meduse” mi dice. Ohibò, cosa faccio? Non ho nemmeno la maschera per poterle individuare ed evitarle. In quel momento arriva suo marito su un gommone, era andato a pesca. Approfitto e gli chiedo un passaggio, con le meduse come valida scusa. Gentilmente mi asseconda e mi porta in barca. Meglio non poteva andare. Ringrazio anche lui sentitamente.
Nel pomeriggio arriva un vento da sud-est che rende scomodo e pericoloso l'ormeggio, sembra che l'ancora stia arando e la costa rocciosa pare più vicina. Il portolano in effetti dava il fondo della rada di Cavo come “cattivo tenitore” ed ero rimasto quasi solo, mentre tutti (come vedrò in uscita) si erano spostati in una piccola rada sottovento appena fuori a sinistra.
Rinuncio a fare il pieno a Cavo, alzo velocemente l'ancora e dirigo al largo oltre l'isola dei Topi. Un po' a vela e molto a motore mi porto nella baia di Portoferraio, faccio il pieno nel distributore a fianco dell'ingresso alla darsena

e mi porto dove avevo ancorato alcuni giorni prima. Notte tranquilla, 6a e ultima all'ancora.

Giorno 8 – Portoferraio-Livorno (45nm)

Alle 7,30 levo l'ancora per uscire dall'insenatura. Appena allontanato dalla costa protettrice, ma ancora all'interno della baia, il vento da sud si fa sentire. Alzo la randa e libero il fiocco ma la barca è difficile da controllare. Sventare la randa, dare prima una mano di terzaroli e poi due non migliora il comportamento. Abbasso la randa e mi lascio tirare dal fiocco, addirittura parzialmente rollato per limitare noiose straorzate. Questo assetto mi porterà fino a Livorno, spesso con velocità anche superiori ai 5 nodi, addirittura 6 per brevi tratti.
Un momento di eccitazione quando il fedele Raymar (il timone automatico) si sgancia dal timone e rischia di finire in acqua mentre la barca impazzisce. Riprendo il controllo e lego sia il corpo di Raymar al passamano che l'asta di controllo al timone della barca. Questo era indubbiamente un preavviso, non colto, di ciò che avverrà il giorno dopo.

Senza altre novità, sempre girando al largo delle secche di Vada e con turni di riposo di 10-15 min, arrivo a Livorno alla sera. Alle 19.45, 2 nm prima del porto, chiamo lo Yacht Club per un ormeggio. Mi dicono che sono al completo ma quando faccio presente che ero già passato da loro all'andata, mi dicono che un buco me lo troveranno. Alle 20.15 arrivo fiducioso al porto Mediceo e cerco un addetto che mi indichi dove andare, ma non c'è più nessuno! Vado avanti e indietro fissando i pontili ma niente, proprio tutto deserto. Disperazione, dove vado? C'è il distributore di carburanti, guardo e vedo che c'è già un'altra barca ormeggiata. Mi avvicino e mi dicono che sono nelle stesse condizioni. Chiedo di accostarmi a loro, cosa che accettano volentieri. Altra notte senza scendere a terra, mentre i vicini vanno in tender a remi a fare un giro per i canali di Livorno prima di cenare.
Io ceno e controllo il meteo: per domani un sudovest sostenuto: benissimo, proprio quello che ci vuole (per me, non per i vicini che vanno a sud, con tappa a Rosignano!).

Giorno 9 - Livorno-Marina di Carrara (31 nm)

Alle 7 siamo sloggiati dal gestore del distributore. No problem, ero già pronto con colazione fatta. Mi sgancio dal vicino e parto, diretto all'uscita nord. Mantengo bene la destra, vado un po' verso il largo ma non troppo per evitare le secche,, provo di nuovo con randa e fiocco ma ritorno al solo fiocco come ieri, raggiungendo quasi sempre i 5+ nodi. Direzione 350-0°. Passo la meda cardinale est dopodiché non ci sono altri pericoli fissi e man mano che ci si allontana dalla costa il traffico barche diviene più scarso e la navigazione più rilassante.

Senza variazioni, la corsa prosegue con frequenti orzate per le folate di vento che fanno lavorare extra il timone automatico, fino a circa 1/3 del percorso quando il puntale in plastica di Raymar che aggancia la barra del timone cede per l'eccessivo forzo e non è più possibile utilizzare il mezzo meccanico. Da quel momento solo obbligato a timonare a mano per il resto del viaggio, cosa non molto riposante. Dopo molte fatiche arrivo finalmente in vista della costa apuana e il vento si attenua. Ciò rende la barca più docile e mi permette di aiutarmi con un'asta blocca-timone (timone “automatico” n.2) che allevia lo sforzo e richiede solo frequenti ma lievi correzioni.

Alle 16.30 entro in porto a Marina di Carrara e ormeggio nel mio solito posto. Rassetto e lavo la barca, fine dell'avventura. Ora relax, lasciamo che l'adrenalina torni al suo livello abituale e ....... iniziamo la programmazione della prossima avventura.

Percorso totale: 213 nm

 

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