La barca prende forma

 Adesso inizia la costruzione della carena vera e propria. Va precisato che quando sono date delle dimensioni specifiche queste si riferiscono solo al nostro caso. Per altri progetti bisognerà seguire le indicazioni del progettista.

Per prima cosa va realizzata la struttura di rinforzo. Nel caso di carene a spigolo in ogni spigolo vanno sistemati dei robusti correnti longitudinali con sezione 30x60mm in appositi incastri ricavati sia nelle paratie permanenti che in quelle temporanee.

Nel centro del fondo barca ci sarà un rinforzo longitudinale di mogano (sezione 150x30) che rappresenta la spina dorsale dell'imbarcazione e che con altri rinforzi successivi (i madieri) costituirà la struttura portante della barca, alla quale sarà attaccata la pinna e relativa zavorra e sulla quale si appoggerà l'albero.

Inoltre se richiesto dal progetto, come nel nostro caso, saranno sistemati anche dei rinforzi intermedi di minor sezione, 30x30mm sul fondo, 25x25mm sulle pareti laterali.

I pezzi longitudinali (massello o CPM) sono ottenuti giuntando “a palella” pezzi più corti per raggiungere la necessaria lunghezza, nel nostro caso 8m.

 Nota: per ottenere pezzi più lunghi di quanto disponibile (generalmente circa 4m per il massello, 3,10m per il CPM) bisogna ricorrere alle giunzioni “a palella”, che comportano il taglio diagonale degli estremi da unire in modo da poter sovrapporre ed incollare una lunghezza almeno 10 volte lo spessore del pezzo. In questo modo si ottiene una unione che ha la stessa robustezza del materiale non giuntato e non presenta un punto debole. Comunque per ulteriore sicurezza si può costruire il pezzo in modo tale che il giunto vada a coincidere con un pezzo interno della struttura (paratia od altro) che gli darà ulteriore supporto e occulterà il giunto migliorando anche l'estetica. L'unico inconveniente riscontrato con queste giunzioni è che la zona interessata risulta meno flessibile del resto del manufatto e pertanto falsa un po' la successiva curvatura, che in certi casi andrà corretta. 

 Dopo aver sistemato temporaneamente questi pezzi longitudinali nei loro incastri (prima la chiglia poi gli altri rinforzi a coppie simmetriche un pezzo su ogni lato, per evitare la deformazione della struttura sotto lo sforzo della curvatura dei legni), va verificata la curvatura “ad occhio” per confermare che non ci siano delle irregolarità (che risaltano facilmente). In caso contrario bisognerà intervenire con degli spessori e/o dei morsetti fino ad ottenere un aspetto piacevole oltre che preciso. Una volta soddisfatti si procede al loro incollaggio definitivo solo sulle parti permanenti e si attende la polimerizzazione della resina prima di procedere con gli altri elementi per evitare di muovere i pezzi di una struttura non ancora rigida.


 

 Nota2. Normalmente si sistemano tutti questi elementi longitudinali di rinforzo a coppie fino ad ottenere una struttura rigida completa sulla quale applicare la copertura in CPM. Siccome nel passaggio successivo per fissare il CPM sarà necessario lavorare anche all'interno del futuro scafo e a volte anche alternandosi dentro e fuori, trattandosi nel nostro caso di una barca piccola la struttura completa avrebbe impedito un veloce e agevole spostamento dell'operatore. Per questo si è deciso di procedere a fasce, sistemando i rinforzi longitudinali necessari inizialmente solo per il fondo poi lateralmente solo per 2 sezioni simmetriche per volta. Questo si vedrà meglio nelle foto successive. Questo modo di procedere ha facilitato molto il lavoro anche se ha comportato, nonostante tutte le precauzioni, leggeri spostamenti delle paratie e conseguenti irregolarità della struttura (note però solo al costruttore....) e comunque entro quei 5-10mm di errore al quale si è accennato in precedenza.


 

 Nello stesso modo si procede con la copertura in CPM. Dopo aver preparato ogni pezzo mediante forme di cartone riprese direttamente sulla struttura e aver giuntato i pezzi necessari mediante palella, lo si adagia su detta struttura, si ritaglia l'eventuale eccedente (sempre meglio abbondare....) si fissa in posizione con morsetti e si fanno tutti i fori per le viti di fissaggio. A questo punto siamo pronti per l'incollaggio definitivo. Si discosta il pezzo dalla struttura quel tanto per poter coprire la parte interessata con resina epossidica addizionata dei necessari addensanti (seguire le istruzioni del fabbricante della resina utilizzata) iniziando da un estremo e poco a poco procedendo verso l'altro, resinando e fissando alternativamente. Non resinare per una lunghezza superiore a quella che si riuscirà a lavorare a breve termine per evitare di trovarsi con la resina già parzialmente polimerizzata quando si tenterà di fissare il tutto (problema particolarmente presente nei mesi estivi quando il calore ambientale accelera visibilmente la polimerizzazione). In questa operazione conviene lavorare in due, uno all'esterno che stringe le viti e i morsetti, uno all'interno che toglie l'eccesso di resina che viene espulso quando si stringono i pezzi. Togliere al più presto detto eccesso di resina; toglierla quando comincia ad addensarsi è più difficile, toglierla dopo l'indurimento è impossibile senza recare danni.


 

 Nota3. Fin dall'inizio della sistemazione definitiva dei pezzi meglio osservare la seguente regola: montare i pezzi che non avranno bisogno di ulteriori trattamenti, esclusi quelli di protezione finale con resina o vernice. Se il pezzo è da carteggiare, da arrotondare agli spigoli, da forare, piallare, sagomare o rifinire in ogni modo è molto più comodo farlo sul banco da lavoro che quando già montato in posizione scomoda e con l'impossibilità o difficoltà di usare attrezzi elettrici. Rimandare certi lavori comporterà successive perdite di tempo e fatiche inutili.

 

 Finita una sezione con la sistemazione della copertura in CPM, si procede con le successive applicando i longitudinali e le fasce di CPM alternando nelle coppie da un lato all'altro. Il CPM, oltre all'incollaggio con resina, è fissato alla struttura in massello con viti da legno in AISI 316, una ogni 150mm. Questo perché non tutti i punti di incollaggio sono raggiungibili con dei morsetti e per ulteriore rinforzo dello scafo.

 

 Completate le fiancate si passa alla poppa, prima con la costruzione della struttura di rinforzo


 

 poi con la copertura in CPM.

 Avvertimento. Con l'applicazione dei grandi pezzi di copertura questa è la parte della costruzione che procede più velocemente e dà l'idea che l'impresa si concluderà brevemente. Niente di più sbagliato. Man mano che si procede si passa dai grandi pezzi che cambiano velocemente l'aspetto del manufatto, ai piccoli dettagli che vi faranno lavorare molto ma con pochi risultati apparenti. Non scoraggiatevi, abituatevi all'idea che i giorni successivi sembreranno (solo apparentemente) meno produttivi, perché le piccole cose, se ben pensate e ben fatte, alla fine vi daranno più soddisfazione sia nell'esecuzione sia nell'utilizzo successivo.

 E lo scafo risulta così completato, salvo la prua che sarà fatta laminando strati di mogano massello

 da sagomare poi con pialla e raspa fino a raggiungere la forma richiesta.

 Ultima operazione: l'apertura del passaggio della pinna di deriva. Dopodiché lo scafo sarà pronto per la protezione finale e il rovesciamento.

 

 

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